La maledizione del barbiere fantasma

Dovevo recarmi alla stazione Termini per fare quello che ormai facevo da quasi due mesi e cioè distribuire curriculum in tutti gli esercizi commerciali che mi capitavano a tiro. Un’attività terribile, che mette di fronte a tutta una serie di realtà, fra cui la crisi economica, la deriva sociale e la caducità di tutte le cose viventi. Dovevo recarmi alla stazione Termini per fare quello che ormai facevo da quasi due mesi, ma dopo dieci minuti mi sono specchiato casualmente in una vetrina. Mi ci è voluto un secondo per rendermi conto che ero io. Le vetrine dei negozi sono strane, riflettono sempre chi guarda, ma in maniera opaca, liquida. Come se fossero delle pozzanghere verticali con della roba sul fondo. Avevo le occhiaie e in generale l’aria sfatta e stanca. La barba troppo lunga e trascurata da troppo tempo. Le spalle curve. E non me la sono sentita. Non me la sono sentita proprio di andare a fare quel giro che avrei potuto sorbirmi tranquillamente la mattina dopo. È stato più o meno allora che mi sono accorto del cilindro illuminato oltre la vetrina accanto. Ruotava sul proprio asse, con due spirali una rossa e una blu che si inseguivano all’infinito sul fondo bianco. Era il classico Palo del Barbiere, l’insegna tradizionale e internazionale della categoria. In questo paese non si è mai utilizzata più di tanto, mi dico. Ma in questi tempi hipster non è strano, mi rispondo. Sbircio per cercare di vedere un listino prezzi, ma non c’è. Incrocio lo sguardo del signore oltre il vetro e a quel punto decido che posso almeno chiedere i prezzi, anche se le mie povere tasche si commuovono alla sola idea. Con sollievo scopro che può sistemarmi la barba e di conseguenza la faccia per pochi euro e mi siedo. C’è qualcosa di molto strano in questo signore. Gentilissimo. Simpatico. Estremamente competente. Eppure… C’è qualcosa in lui che non riesco a identificare. Un particolare. L’ombra di un’idea piuttosto che un’idea vera e propria. Mi sfugge qualcosa, oltre alla netta sensazione di averlo già visto da qualche parte. Si mette all’opera con calma ed è solo allora che mi accorgo del poster riflesso nello specchio. Sweeney Todd mi fissa dalla locandina con rasoio d’argento, ciuffo bianco, panciotto e tutto. Ed è a quel punto che me ne accorgo. Il barbiere è Lui. Lui l’attore ben noto. Non è possibile, naturalmente. Eppure è identico. Lui con i capelli corti. Più anziano ma invecchiato bene. Con gli occhiali giusti. I jeans giusti. I braccialetti e gli anelli giusti. Muove con delicatezza il rasoio a mano libera lungo la mia gola e il mio pomo d’adamo va su e giù preoccupato. Potrei giurare che si tratta di lui. Non avevo mai notato il suo negozio e gli chiedo se ha aperto da poco. Mi risponde che è lì da diciotto anni. Una vocina dentro di me mi dice che ho di nuovo superato quel confine invisibile. Lui finisce il lavoro, riceve quanto gli spetta e mi saluta. Allontanandomi, cammino su un marciapiede normale e perfettamente ordinario, anche se ci sono almeno tre Bulldog francesi marroni identici. La Chrysler che quasi mi tira sotto è normale e perfettamente ordinaria, anche se la guida un uomo con dei giganteschi baffi mediorientali. Cammino verso casa e più o meno tutto diminuisce di intensità finché non salgo sull’ascensore e ho la sensazione che mi si stappino le orecchie. È lì da diciotto anni. Ora ho un po’ paura a passare da lì per andare a casa della mia ragazza o a prendere la Metro. Non so. Se passando dovessi vedere un muro di mattoni al posto del negozio del barbiere non so come reagirei. Sì che lo sai, coglione. Ma i negozi mica spariscono o si spostano. Di solito.

L’olismo e l’arte del volo nel mondo del lavoro

L’Olismo (dal greco όλος, cioè la totalità, globalità) è una posizione teorica basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Dal punto di vista “olistico”, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente dalla somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Di un oggetto che vola, che resta e si muove per aria come l’aeroplano, ad esempio, è difficile dire che funzioni come “somma dei suoi componenti”. Esso infatti, come sommatoria funzionale delle sue parti, non sarebbe identificabile con un “oggetto che vola”. Lo stesso vale per per le bestemmie durante la mia fallimentare ricerca del lavoro, che come semplice somma delle loro parti non sarebbero funzionali e non volerebbero. Prendiamo ad esempio il più classico porcodio. Come sommatoria strutturale delle sue parti non sarebbe altro che una fusione fra le parole porco e dio, cosa che non gli permette alcuna portanza e quindi non gli permette di volare. È solo quando il porcodio viene considerato nella totalità di un meccanismo (in questo caso il linguaggio adoperato nello specifico ambiente della ricerca del lavoro) che assume la capacità di volare. Per intenderci, le forze aerodinamiche che permettono alle ali di un aereo di generare portanza, sono qui rappresentate da risposte come “le faremo sapere”, “non stiamo cercando al momento” e soprattutto “non assumiamo nessuno sopra i ventisette anni”.

Harmonium: il trailer

Harmonium (淵に立つ Fuchi ni Tatsu) è un film giapponese del 2016 diretto da Kôji Fukada e interpretato fra gli altri da Mariko Tsutsui, Tadanobu Asano, Kanji Furutachi. Ha vinto il Premio della Giuria al Festival di Cannes dove è stato presentato nella sezione Un Certain Regard e sta rapidamente incuriosendo il pubblico. Di seguito vi presentiamo l’affascinante trailer.

Animali fantastici e dove trovarli: il poster IMAX

Animali fantastici e dove trovarli (Fantastic Beasts and Where to Find Them) è un film del 2016 diretto da David Yates. Di seguito il poster speciale IMAX.

Ispirato all’omonimo libro di J. K. Rowling e scritto dalla stessa autrice, il film è il primo capitolo di una trilogia prequel della serie cinematografica di Harry Potter e incentrata sul magizoologo Newt Scamandro, ed è interpretato da Eddie Redmayne, Katherine Waterston, Alison Sudol, Dan Fogler, Samantha Morton, Ezra Miller, Colin Farrell, Jon Voight e Ron Perlman.

Making a Murderer

Le storie criminali, perfetto mix di sangue e mistero, catalizzano da sempre l’attenzione del pubblico. Finiscono per contenere sempre e in maniera massiccia, tutto ciò che appartiene alla fascia di curiosità e interessi inalienabili da qualsiasi essere umano. Sesso, soldi, invidia, odio, perversione, stupidità, omicidio e molto altro. Sono storie che, riassumendo, finiscono per riguardarci, in un modo o nell’altro. E questo spiega perché, di tutti i generi esistenti, il crime finisca sempre per sopravvivere in buona salute in periodi in cui, ciclicamente, gli altri arrancano o vengono messi da parte. Piuttosto si evolve, cambia a seconda delle necessità e dei gusti del pubblico. Dopo anni di programmi televisivi riguardanti i crimini più efferati, quasi sempre casi ancora aperti, la naturale evoluzione è stata la docu-serie true crime, di cui Making a Murderer è il più recente e meglio riuscito esponente.

making-a-murderer

Protagonista di questa vicenda è Steven Avery, incarcerato per diciotto anni (dal 1985 al 2003) per uno stupro che non aveva commesso. Riconosciuto finalmente innocente e scarcerato, inizia una battaglia legale che dovrebbe concludersi con un cospicuo risarcimento. Ma la scomparsa di una ragazza proprio nella zona in cui abita Steven cambia tutto di nuovo e lui diventa il centro di un nuovo caso, questa volta di omicidio. Le prove sono schiaccianti e il risultato scontato. O almeno così sembra. Perché in effetti fin da subito sono moltissime le incongruenze a non rendere chiaro cosa sarebbe successo, quando e come. Anzi, fin da subito si palesa una possibilità agghiacciante. Il dipartimento di polizia potrebbe effettivamente aver cospirato per incastrare Steven Avery per l’omicidio di Teresa Halbach.

screen-shot-2016-01-06-at-12-22-32-pm

È interessante vedere come il new journalism inventato da Rodolfo Walsh e portato poi alla ribalta da autori come Tom Wolfe, Truman Capote, Norman Mailer e Hunter S. Thompson, si sia evoluto di pari passo con il mezzo televisivo, fino quasi a sopravvivergli al giorno d’oggi. La televisione, in grande crisi da decenni ormai, sta ricevendo durissimi colpi da servizi come Netflix che, ispirandosi alle abitudini del pubblico, hanno offerto un servizio più adeguato ai tempi. Ma a parte questo, i gusti del pubblico rimangono ancorati a un certo tipo di necessità. Dopo decenni di serie crime, detective story, cop series e chi più ne ha più ne metta, è diventato difficile offrire qualcosa a cui affezionarsi, a meno che non si parli di docu-serie che offrono un paio di fondamentali differenze e cioè (1) solitamente si parla di fatti ancora in corso, cosa che oltre a tenere l’interesse sempre vivo e a fornire continui nuovi input, contribuisce  a ricordare continuamente allo spettatore la cosa più importante e cioè che (2) è tutto vero.

Making a Murderer

In Making a Murderer assistiamo a un vero e proprio complotto, cosa che diventa innegabile già dalle prime battute, ma soprattutto abbiamo l’occasione di osservare attentamente un processo americano in maniera piuttosto realistica. Vengono messe in evidenza e con un comprensibile raccapriccio, tutte le piccole assurdità che compongono la visione legale della realtà, tutte le regole che andrebbero rispettate sempre e comunque e che invece lo sono solo parzialmente. Tutti i piccoli e miseri espedienti per portare a termine un compito nell’immediato, completamente incuranti dei risultati finali di tale comportamento. Vere e proprie macchine votate al raggiungimento di uno scopo, spesso più che altro di facciata, all’interno delle quali le persone sono ingranaggi coscienti o meno, ma sempre responsabili.

Perché vedere questa serie? Perché è un’ottima alternativa alle serie tradizionali. Offre uno sguardo sul mondo che, pur essendo sempre filtrato dagli autori, offre spunti che per ovvie ragioni altre serie non possono permettersi. Interessantissimo, teso e difficile da mollare.

Doctor Strange Posters

Doctor Strange è la quattordicesima pellicola del Marvel Cinematic Universe ed è basata sull’omonimo personaggio dei fumetti. Stephen Strange (Benedict Cumberbatch) è un chirurgo di fama mondiale che dopo un gravissimo incidente viene addestrato nell’uso delle arti mistiche dall’Antico (Tilda Swinton). Si dice che il film rappresenterà un punto di svolta nel MCU, ma come questo debba avvenire è ancora un mistero. Nel frattempo vi proponiamo i poster fino ad ora rilasciati, aggiornandoci al 26 ottobre, quando potremo vedere il film nelle sale. Read More

Resident Evil: The Final Chapter Poster

Resident Evil: The Final Chapter è il sesto film della saga, che uscirà nel 2017. Diretto da Paul W.S. Anderson e interpretato da Milla Jovovich, la pellicola continuerà a narrare le vicende di Alice e della sua guerra contro la Umbrella Corporation che nel frattempo ha quasi distrutto l’umanità. Nelle ultime ore è stato aggiunto un nuovo poster alla serie e ve lo proponiamo qui di seguito. Read More